Degli Imprinting
“Welcome to campetto”
Nonostante siano passati molti anni, ho tutt’ora un ricordo vividissimo della strada che percorrevo per arrivare a questo parco: ci troviamo in Veneto, io vivevo in un piccolo condominio di un paese vicino Padova, Limena. Ricordo che era molto semplice arrivarci, era come percorrere una grande S squadrata, tutta su una strada asfaltata. Ogni volta avevo la possibilità di scegliere la modalità che preferivo, se farmi accompagnare dai miei genitori in macchina, fare una bella passeggiata a piedi oppure un giro con la mia amata bicicletta. Non credo ci sia un motivo specifico per cui ricordi così bene questo percorso, non c’erano evidenti punti di riferimento o elementi caratterizzanti, solo molte case e una grande strada. Arrivati alla fine di questa S ci si trova di fronte la biblioteca comunale, un edificio disposto ortogonalmente rispetto alla strada, a pianta rettangolare di due piani, più uno seminterrato, dove è posizionata la biblioteca comunale. I piani superiori invece sono legati alla scuola media, che si trova sulla sinistra rispetto alla strada, un edificio con una pianta a doppio T con una delle ali disposta parallelamente alla strada. Davanti alla scuola è situato il campetto, circondato interamente dal verde. Sul lato della strada sono presenti delle alberature, degli elementi puntuali che percorrono e scandiscono tutto il perimetro del parco, entrando e uscendo dai confini della biblioteca comunale. Il campetto è di forma quadrata, e l’ingresso è posizionato sull’angolo alto destro. Si tratta di un parco molto ampio con varie attrezzature all’interno che permettono agli utenti di varie età di svolgere molteplici attività. Attraversandolo parallelamente alla scuola ci si ritrova di nuovo sulla strada: qua è inevitabile notare un muretto non troppo alto che separa il parco dalla via e che è sempre stato dipinto con disegni e scritte. Oggi, dal lato della strada troviamo la scritta “welcome to campetto”, molto probabilmente quest’ultima è stata aggiunta negli ultimi dieci anni, sono quasi sicuro non ci fosse quando frequentavo la zona. Uscendo dal parco e procedendo verso destra ci si imbatteva invece in un secondo ingresso dell’istituto. L’edificio scolastico e della biblioteca, nei miei ricordi, erano molto colorati, con degli intonaci che variavano sulle facciate dall’arancione a un giallo chiaro, tendente al verde, con degli infissi rossi, e degli elementi verticali in cemento che scandivano le varie aperture. Anche la pavimentazione era colorata, con delle porzioni di contorno degli edifici di colore rosso e la parte centrale di colore verde chiaro. La visione di tutti quei colori metteva allegria, ricordo che il pensiero di dover andare a scuola non fosse così male quando vivevo lì.
Per un ragazzino della mia età quello era un posto pazzesco,
dove era possibile fare qualsiasi cosa. Ci passavi la mattina a scuola, e nel
pomeriggio potevi scegliere di stare al parco, in biblioteca, o addirittura in
entrambi i posti. In quell’area urbana, che ai miei occhi sembrava immensa ma
che col senno di poi riconosco essere molto limitata spazialmente, mi sentivo
circondato da cose da fare. Infatti, era
un luogo frequentato da persone di varie fasce d’età, non era dedicato solo a
ragazzi e bambini; ognuno in qualche modo trovava il suo spazio e il suo modo
di intrattenersi e passare il tempo.
La biblioteca si trovava ad una quota diversa da quella della strada, bisogna
percorrere una leggera discesa circondata da piante che scendendo davano
l’impressione di essere sempre più alte, per poi trovarsi di fronte a questa
grande porta rossa; entrando trovavi diverse aree allestite in base ai diversi
tipi di lettore. In particolar modo il settore dedicato alle letture per
bambini era molto colorato e ricco di giochi. La biblioteca era gestita da un signore
di nome Ivano, una persona che un po’ mi incuteva timore ma in realtà è sempre
stato molto gentile e soprattutto, era evidente fosse molto appassionato del
suo lavoro. Mia mamma, essendo un’insegnante, era molto legata a
quell’ambiente, e organizzava più volte incontri con scrittori per le scuole o
nella biblioteca stessa grazie anche all’aiuto fornito dal signor Ivano; di
conseguenza passavo molto tempo li. C’erano anche dei computer, che le persone
utilizzavano per andare su internet e fare ricerche immagino. A me invece
piaceva giocare ai videogiochi, molto probabilmente il motivo era che a casa
non ne avevo, quindi spesso ne approfittavo. Ricordo che qualche volta facevano
anche dei tornei, io credo di essere sempre stato il più piccolo a partecipare
e infatti non vinsi mai niente, proprio come mio fratello, nonostante lui fosse
più grande. Davanti all’entrata della biblioteca c’era un piccolo piazzale dove
si incontravano dei ragazzi più grandi con le loro moto, la maggior parte delle
volte rimanevano lì a chiacchierare, senza fare niente di specifico.
Accanto alla biblioteca troviamo il campetto, o come lo
chiamavo io “i campetti”, non ricordo perché lo dicevo al plurale. Da piccolo
il parco lo percepivo veramente enorme, circondato su un lato da una folta e
verde siepe, impenetrabile, dagli altri lati da alberature che di inverno si
spogliavano completamente ma in primavera riempivano lo spazio con le loro
folte chiome e mi facevano sentire come se fossi immerso nella natura, non in
un piccolo paese della pianura padana con la zona industriale a due passi. Dava
a tutti gli effetti l’impressione di trovarsi altrove. All’interno troviamo
delle attrezzature per il gioco, più scivoli e altalene disposte casualmente su
una porzione del prato, e superati quelli rimaneva una parte libera da tutto
dove spesso altre persone portavano il cane a giocare, oppure ci si giocava a
pallone o con il frisbee, che adoravo perché era la scusa perfetta per
lanciarsi in prese spettacolari che comprendevano il buttarsi per terra e la
conseguente sgridata da parte di mia madre per aver macchiato i pantaloni
appena lavati. Accanto a queste due porzioni del parco c’erano: un campo da
basket e un campo da pallavolo messi uno davanti all’altro, allineati
verticalmente. Non ricordo di aver visto mai qualcuno giocare a pallavolo, mentre
basket era più gettonato: ogni tanto c’era qualcuno che faceva qualche tiro. Era
difficile trovarci più persone, soprattutto bambini dato che i canestri erano
molto alti e quindi non molto accessibili per chi era piccolo. Ricordo che non
mi piaceva tanto stare su quei campi perché erano pavimentati e quindi avevano
una superficie dura dove temevo di farmi male, preferivo l’erba più ”morbida”, accogliente,
che in alcun modo poteva costituire un pericolo. Tutto questo era circondato da
una semplicissima ma, per me, bellissima pista ciclabile pavimentata con il
classico asfalto dipinto di rosso che era sviluppata perimetralmente al parco.
Il fatto che potessi fare qualsiasi cosa in quel parco mi faceva impazzire,
passavo dal fare lo scivolo, alle altalene, a giocare a pallone, salire sulla
bici e fare le gare con gli amici. Era il massimo dell’intrattenimento a cui
poteva aspirare un bambino. In più c’era la biblioteca accanto! La cosa che
preferivo più fare, una volta imparato, era andare in bici, e quella semplice
pista dava libero sfogo alla mia voglia di andare più veloce che potevo.
Ricordo che facevo delle gare con mio fratello più grande il quale, più
spericolato di me, andava molto più veloce e mi batteva sempre.
Le caratteristiche che ho voluto scegliere sono: Colorato e ampio, esteso





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