Degli Imprinting

 “Welcome to campetto”


In un tempo in cui si danno molte cose per scontato, ci si lascia travolgere dalla frenesia degli eventi e ci si sofferma poco a riflettere su quello che ci accade, risulta un po' complicato fermarsi ed analizzare quali siano i luoghi che hanno avuto un certo impatto su di me. Una volta scelto, mi sono reso conto che effettivamente non è un posto che potrebbe essere apprezzato da tutti, anzi, molto probabilmente per chi lo vive quotidianamente non rappresenta niente di rilevante.  Tuttavia, l’impatto che ha avuto questo parco su di me è stato in qualche modo determinante per una serie di motivi: le esperienze passate, le caratteristiche che aveva, i ricordi legati ad esso e anche un’improvvisa separazione che mai avrei immaginato sarebbe stata così significativa al punto da doverne parlare qui.











Nonostante siano passati molti anni, ho tutt’ora un ricordo vividissimo della strada che percorrevo per arrivare a questo parco: ci troviamo in Veneto, io vivevo in un piccolo condominio di un paese vicino Padova, Limena. Ricordo che era molto semplice arrivarci, era come percorrere una grande S squadrata, tutta su una strada asfaltata. Ogni volta avevo la possibilità di scegliere la modalità che preferivo, se farmi accompagnare dai miei genitori in macchina, fare una bella passeggiata a piedi oppure un giro con la mia amata bicicletta. Non credo ci sia un motivo specifico per cui ricordi così bene questo percorso, non c’erano evidenti punti di riferimento o elementi caratterizzanti, solo molte case e una grande strada. Arrivati alla fine di questa S ci si trova di fronte la biblioteca comunale, un edificio disposto ortogonalmente rispetto alla strada, a pianta rettangolare di due piani, più uno seminterrato, dove è posizionata la biblioteca comunale. I piani superiori invece sono legati alla scuola media, che si trova sulla sinistra rispetto alla strada, un edificio con una pianta a doppio T con una delle ali disposta parallelamente alla strada. Davanti alla scuola è situato il campetto, circondato interamente dal verde. Sul lato della strada sono presenti delle alberature, degli elementi puntuali che percorrono e scandiscono tutto il perimetro del parco, entrando e uscendo dai confini della biblioteca comunale. Il campetto è di forma quadrata, e l’ingresso è posizionato sull’angolo alto destro. Si tratta di un parco molto ampio con varie attrezzature all’interno che permettono agli utenti di varie età di svolgere molteplici attività. Attraversandolo parallelamente alla scuola ci si ritrova di nuovo sulla strada: qua è inevitabile notare un muretto non troppo alto che separa il parco dalla via e che è sempre stato dipinto con disegni e scritte. Oggi, dal lato della strada troviamo la scritta “welcome to campetto”, molto probabilmente quest’ultima è stata aggiunta negli ultimi dieci anni, sono quasi sicuro non ci fosse quando frequentavo la zona. Uscendo dal parco e procedendo verso destra ci si imbatteva invece in un secondo ingresso dell’istituto. L’edificio scolastico e della biblioteca, nei miei ricordi, erano molto colorati, con degli intonaci che variavano sulle facciate dall’arancione a un giallo chiaro, tendente al verde, con degli infissi rossi, e degli elementi verticali in cemento che scandivano le varie aperture. Anche la pavimentazione era colorata, con delle porzioni di contorno degli edifici di colore rosso e la parte centrale di colore verde chiaro. La visione di tutti quei colori metteva allegria, ricordo che il pensiero di dover andare a scuola non fosse così male quando vivevo lì. 

Per un ragazzino della mia età quello era un posto pazzesco, dove era possibile fare qualsiasi cosa. Ci passavi la mattina a scuola, e nel pomeriggio potevi scegliere di stare al parco, in biblioteca, o addirittura in entrambi i posti. In quell’area urbana, che ai miei occhi sembrava immensa ma che col senno di poi riconosco essere molto limitata spazialmente, mi sentivo circondato da cose da fare.  Infatti, era un luogo frequentato da persone di varie fasce d’età, non era dedicato solo a ragazzi e bambini; ognuno in qualche modo trovava il suo spazio e il suo modo di intrattenersi e passare il tempo.
La biblioteca si trovava ad una quota diversa da quella della strada, bisogna percorrere una leggera discesa circondata da piante che scendendo davano l’impressione di essere sempre più alte, per poi trovarsi di fronte a questa grande porta rossa; entrando trovavi diverse aree allestite in base ai diversi tipi di lettore. In particolar modo il settore dedicato alle letture per bambini era molto colorato e ricco di giochi. La biblioteca era gestita da un signore di nome Ivano, una persona che un po’ mi incuteva timore ma in realtà è sempre stato molto gentile e soprattutto, era evidente fosse molto appassionato del suo lavoro. Mia mamma, essendo un’insegnante, era molto legata a quell’ambiente, e organizzava più volte incontri con scrittori per le scuole o nella biblioteca stessa grazie anche all’aiuto fornito dal signor Ivano; di conseguenza passavo molto tempo li. C’erano anche dei computer, che le persone utilizzavano per andare su internet e fare ricerche immagino. A me invece piaceva giocare ai videogiochi, molto probabilmente il motivo era che a casa non ne avevo, quindi spesso ne approfittavo. Ricordo che qualche volta facevano anche dei tornei, io credo di essere sempre stato il più piccolo a partecipare e infatti non vinsi mai niente, proprio come mio fratello, nonostante lui fosse più grande. Davanti all’entrata della biblioteca c’era un piccolo piazzale dove si incontravano dei ragazzi più grandi con le loro moto, la maggior parte delle volte rimanevano lì a chiacchierare, senza fare niente di specifico.

Accanto alla biblioteca troviamo il campetto, o come lo chiamavo io “i campetti”, non ricordo perché lo dicevo al plurale. Da piccolo il parco lo percepivo veramente enorme, circondato su un lato da una folta e verde siepe, impenetrabile, dagli altri lati da alberature che di inverno si spogliavano completamente ma in primavera riempivano lo spazio con le loro folte chiome e mi facevano sentire come se fossi immerso nella natura, non in un piccolo paese della pianura padana con la zona industriale a due passi. Dava a tutti gli effetti l’impressione di trovarsi altrove. All’interno troviamo delle attrezzature per il gioco, più scivoli e altalene disposte casualmente su una porzione del prato, e superati quelli rimaneva una parte libera da tutto dove spesso altre persone portavano il cane a giocare, oppure ci si giocava a pallone o con il frisbee, che adoravo perché era la scusa perfetta per lanciarsi in prese spettacolari che comprendevano il buttarsi per terra e la conseguente sgridata da parte di mia madre per aver macchiato i pantaloni appena lavati. Accanto a queste due porzioni del parco c’erano: un campo da basket e un campo da pallavolo messi uno davanti all’altro, allineati verticalmente. Non ricordo di aver visto mai qualcuno giocare a pallavolo, mentre basket era più gettonato: ogni tanto c’era qualcuno che faceva qualche tiro. Era difficile trovarci più persone, soprattutto bambini dato che i canestri erano molto alti e quindi non molto accessibili per chi era piccolo. Ricordo che non mi piaceva tanto stare su quei campi perché erano pavimentati e quindi avevano una superficie dura dove temevo di farmi male, preferivo l’erba più ”morbida”, accogliente, che in alcun modo poteva costituire un pericolo. Tutto questo era circondato da una semplicissima ma, per me, bellissima pista ciclabile pavimentata con il classico asfalto dipinto di rosso che era sviluppata perimetralmente al parco. Il fatto che potessi fare qualsiasi cosa in quel parco mi faceva impazzire, passavo dal fare lo scivolo, alle altalene, a giocare a pallone, salire sulla bici e fare le gare con gli amici. Era il massimo dell’intrattenimento a cui poteva aspirare un bambino. In più c’era la biblioteca accanto! La cosa che preferivo più fare, una volta imparato, era andare in bici, e quella semplice pista dava libero sfogo alla mia voglia di andare più veloce che potevo. Ricordo che facevo delle gare con mio fratello più grande il quale, più spericolato di me, andava molto più veloce e mi batteva sempre.

Avevo davvero una percezione strana di quel parco, me lo sono sempre immaginato rettangolare, profondo, infinito, per poi invece scoprire essere decisamente piccolo e quadrato. Tuttavia, credo sia stata proprio quella percezione distorta a renderlo così speciale ai miei occhi. Siccome nella zona la scuola e la biblioteca avevano più ingressi e gli edifici erano disposti in modo particolare, riuscii a sviluppare un certo senso dell’orientamento, tanto che ancora oggi ricordo la disposizione dei vari elementi. Nel breve periodo che ho trascorso a Limena, probabilmente per la mia tenera età, ovviamente non ero consapevole di quanto fossi attaccato a quel luogo specifico. Mi resi conto della sua importanza e dell’impatto che ebbe su di me solo quando scoprii che mi sarei trasferito. Fu un momento particolare, ovviamente il pensiero era rivolto più agli amichetti di scuola più che a dei posti nello specifico. Mi sono reso conto solo dopo tanto tempo che valore aveva quel posto per me, non sparendo mai dalla mia testa. Non avevo mai pensato ovviamente da piccolo all’idea che sarei cresciuto in quel posto, sapevo che sarebbe successo e basta, dopo anni passati lontano da lì credo di sentire una certa mancanza e un senso di tristezza nel pensare che da quel luogo mi sono dovuto allontanare così presto. Sono ritornato poi in quel paesino più di una volta, ma non ho mai avuto l’occasione di  ritornare al campetto: come spesso succede, nonostante la voglia sia tanta, il tempo è poco. 

Le caratteristiche che ho voluto scegliere sono: Colorato e ampio, esteso





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