Studio di un'opera

 Il paesaggio al centro

Zaha Hadid, Irachena formatasi a Londra alla Architectural Association è una delle più rilevanti donne architetto e designer del Novecento. Per capire il contributo che ha avuto nella storia dell’architettura dobbiamo partire dal 1983. Il contesto entro cui si deve collocare l’architettura è il tema all’attenzione del dibattito degli anni Settanta e inizio anni Ottanta: nel caso di Peter Eisenman la parola chiave è “palinsesto”, lo studio delle cartografie che si stratificano sul territorio; Gehry ha un rapporto fisico diretto, materico, nei residui degli ambienti e delle periferie, scopre e denomina questo mondo rimosso “Cheapscape”; Con Zaha Hadid abbiamo una nuova interpretazione: contesto è paesaggio.



L’origine del lavoro di Hadid è grafica e pittorica, nello studio della pittura di Paul Klee scopre che quei disegni non rappresentavano solo opera grafica ma anche ipotesi di architettura. Per Klee le strutture formative del dipinto sono unitarie; dentro queste regole i piani mutano, si articolano e oscillano in aree coloristiche e tonali, ma le forme sono tutte ricavate da un tessuto unico, come fossero variazioni di un’unica tessitura. Hadid operando secondo una modalità concettuale, grafica e astratta, delinea un’interpretazione originale del contesto. Per lei disegnare e dipingere vuol dire lavorare alla creazione di uno spazio mentale, uno spazio di relazioni nuove tra le parti. A questo spazio mentale è stata capace di dare forma architettonica e fisica per la prima volta nel 1983 attraverso il progetto The Peak, a Hong Kong dove affronta il tema del contesto e del rapporto architettura-ambiente attraverso il concetto di tessitura. Il progetto si articola in un insieme interagente di parti, i suoi piani non sono meccanicamente sovrapposti, ma slittano e si confondono l’uno con gli altri. Il concetto di layer assume un nuovo significato, intreccio, combinazione, realizzando “una continuità priva di interruzioni nelle sue complesse e profonde texture pittoriche” (Schumacher 2004). Alla fine di questo processo l’architettura si proponeva come nuova naturalità.

Per Hadid i terrapieni, le autostrade, gli svincoli, i ponti e altre infrastrutture, appartengono al mondo dell’architettura ibridandosi alla sua idea di paesaggio, diventando ispirazione per creare nuove forme. L’opera chiave per comprendere questa ricerca è la Stazione dei pompieri Vitra. Un’architettura in cui si intrecciano i livelli di tessitura e infrastruttura in una maniera nuova.

Un altro progetto importante è il blocco residenziale per l’IBA di Berlino, dove il ragionamento che mette in atto Hadid riflette sui rapporti fondamentali tra edificio e città inventando un nuovo modo di fare con un edificio, un landmark che dinamizza il contesto e che allo stesso tempo diventa necessario perché interpretazione geniale del luogo. Invece di distribuire le quantità edilizie in maniera omogenea, l’architetto riesce a far passare un’impostazione che da una parte crea un corpo basso di case a schiera su un portico commerciale lungo la strada e dall’altra impenna l’angolo, dando energia alla città, come la prua di una nave che ne fende la superficie.


MAXXI



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