Studio di un'opera
Il paesaggio al centro
L’origine del lavoro di Hadid è grafica e pittorica, nello
studio della pittura di Paul Klee scopre che quei disegni non rappresentavano
solo opera grafica ma anche ipotesi di architettura. Per Klee le strutture
formative del dipinto sono unitarie; dentro queste regole i piani mutano, si
articolano e oscillano in aree coloristiche e tonali, ma le forme sono tutte
ricavate da un tessuto unico, come fossero variazioni di un’unica tessitura.
Hadid operando secondo una modalità concettuale, grafica e astratta, delinea
un’interpretazione originale del contesto. Per lei disegnare e dipingere vuol
dire lavorare alla creazione di uno spazio mentale, uno spazio di relazioni
nuove tra le parti. A questo spazio mentale è stata capace di dare forma
architettonica e fisica per la prima volta nel 1983 attraverso il progetto The
Peak, a Hong Kong dove affronta il tema del contesto e del rapporto
architettura-ambiente attraverso il concetto di tessitura. Il progetto si
articola in un insieme interagente di parti, i suoi piani non sono
meccanicamente sovrapposti, ma slittano e si confondono l’uno con gli altri. Il
concetto di layer assume un nuovo significato, intreccio, combinazione,
realizzando “una continuità priva di interruzioni nelle sue complesse e
profonde texture pittoriche” (Schumacher 2004). Alla fine di questo processo
l’architettura si proponeva come nuova naturalità.
Per Hadid i terrapieni, le autostrade, gli svincoli, i ponti e altre infrastrutture, appartengono al mondo dell’architettura ibridandosi alla sua idea di paesaggio, diventando ispirazione per creare nuove forme. L’opera chiave per comprendere questa ricerca è la Stazione dei pompieri Vitra. Un’architettura in cui si intrecciano i livelli di tessitura e infrastruttura in una maniera nuova.
Un altro progetto importante è il blocco residenziale per l’IBA di Berlino, dove il ragionamento che mette in atto Hadid riflette sui rapporti fondamentali tra edificio e città inventando un nuovo modo di fare con un edificio, un landmark che dinamizza il contesto e che allo stesso tempo diventa necessario perché interpretazione geniale del luogo. Invece di distribuire le quantità edilizie in maniera omogenea, l’architetto riesce a far passare un’impostazione che da una parte crea un corpo basso di case a schiera su un portico commerciale lungo la strada e dall’altra impenna l’angolo, dando energia alla città, come la prua di una nave che ne fende la superficie.


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